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Argos

Il fiuto per stanare i tumori

1 marzo 2012 - EP - redazione
Fonte: Argos marzo 2012
L’ultima “scoperta” del mondo scientifico ha dell’incredibile: il fiuto del cane può segnalare i tumori in tempo per intervenire e salvarci, aiutando così la prevenzione e la diagnosi dei più insidiosi nemici della nostra salute.

Il fiuto del cane lo utilizziamo già per scovare esplosivi, droga, persone scomparse, ricercati.

Cani anti-diabete

articolo Argos - marzo 2012 Secondo un rapporto del 2010 di Diabetes UK, il Servizio Sanitario Nazionale Inglese spende un milione di sterline l’ora - il 10 per cento del suo bilancio annuale - nel trattamento del diabete e delle sue complicanze.
Per le persone poco sensibilizzate o che hanno particolare difficoltà nel controllare il proprio diabete, i cani per il rilevamento del livello di zucchero nel sangue possono essere un validissimo aiuto, spingendo la persona ad accorgersi dell’arrivo di una crisi e agire tempestivamente, evitando così la necessità di un intervento medico specializzato (come un ricovero). Neil Downing e il suo bambino di otto anni Jack, sono le prime persone al mondo a condividere lo stesso cane capace di rilevare il loro livello di zucchero nel sangue. Padre e figlio infatti sono entrambi affetti da una forma di diabete di tipo 1. Il bimbo ha presentato i primi segnali di questa patologia a 2 anni, e quando era così piccolo il compito di individuare l’arrivo di una crisi di ipoglicemia era affidato alla madre. Roots, il loro Cocker Spaniel, è stato appositamente addestrato per fiutare i cali di zucchero nel sangue di Neil e di Jack molto prima di iniziare a sperimentare alcun effetto negativo, in modo da potersi curare prima che la loro condizione si aggravi obbligandoli a intervenire con un’emergenza medica.

Negli ultimi anni però si è fatta strada la consapevolezza che il suo formidabile olfatto possa essere di valore inestimabile anche per la nostra salute.

Anche contro Addison

Coco è una Labrador da salvataggio, ed è la prima cagnolona al mondo capace di rilevare in anticipo una crisi da morbo di Addison. Coco è diventata così l’angelo custode di Karen Ruddlesden.
che soffre di questa rara condizione, il che significa che il suo corpo non può produrre cortisolo. Coco agisce come un sistema di allerta precoce per Karen, facendole sapere in anticipo quando i suoi livelli di cortisolo si abbassano, anche prima che lei cominci a sentirsi poco bene. Questo le permette di assumere farmaci ed evitare un ricovero in ospedale.

L’ultimo caso che ha fatto scalpore è quello del segugio Marine, una Labrador femmina di nove anni che vive in Giappone. Lo scorso agosto se ne è parlato perché è stata protagonista di una ricerca condotta da un team di scienziati giapponesi guidati dal dottor Hideto Sonoda, della Kyushu University di Fukuoka. Marine ha “annusato” il respiro e i campioni di feci di trecento persone (malati di cancro, persone sane e pazienti con patologie che potevano portare alle neoplasie) e ha individuato i reperti cancerosi con una precisione del 95 per cento nei campioni espirati e del 98 per cento in quelli di feci. Nei casi in cui la malattia era precoce, l’accuratezza della sua rilevazione è stata ancora maggiore. I risultati sono paragonabili a quelli della colonscopia e più efficaci rispetto a quelli del test per la ricerca di sangue occulto nelle feci. Il cane è stato in grado perfino di distinguere fra tumori e polipi benigni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale di gastroenterologia ed epatologia Gut.
Quello di Marine è solo il caso più eclatante, ma gli esempi di cani che fiutano i tumori si stanno moltiplicando ovunque. Le ricerche ormai sono portate avanti in tutto il mondo, dagli Usa alla Polonia, dove l’accademia delle Scienze, nel 2008, ha verificato la capacità dei cani nel percepire le sostanze chimiche che si formano nei processi distruttivi delle cellule, anche se presenti nell’aria in quantità infinitesimali. In Germania, uno studio pubblicato sull’European Respiratory Journal, condotto da ricercatori della clinica Schillerhoehe di Gerlingen ha riferito di cani addestrati che in 71 casi su 100 sono stati in grado di riconoscere la presenza di tumori ai polmoni.
 
Come è possibile?
Il tumore ha una “firma chimica” letta con precisione dal cane, che la può captare anche in una fase molto precoce. Questi “biomarker” non sfuggono al fiuto canino. Il particolare metabolismo dei tessuti cancerosi produce idrocarburi ed elevate concentrazioni di composti azotati, che hanno un odore particolare che si manifesta, fra l’altro, nel fiato e nelle urine dei pazienti. Noi umani non siamo in grado di percepirli, il cane invece sì. Se si
riuscisse a identificare con precisione questi marcatori chimici, grazie al cane, si potrebbero predisporre dei sensori e creare un vero e proprio “naso elettronico” da affiancare alle altre forme di esami diagnostici.
 
Le storie si moltiplicano
Gli studi e le loro applicazioni pratiche con l’addestramento di cani “annusatori”, sono progredite soprattutto in Inghilterra. Già dal 1989 il dottor John Church, chirurgo ortopedico, scrisse alla prestigiosa rivista scientifica Lancet per raccontare il caso di un tumore rilevato da un cane sul proprietario. Un Dalmata aveva annusato ostinatamente per mesi un neo sulla gamba della proprietaria, al punto da spingere a indagare e a scoprire che si trattava di un tumore maligno, il quale fu trattato in tempo per salvare il paziente.
L’episodio fu raccontato anche alla radio e si moltiplicarono le testimonianze di casi analoghi. In particolare, la decana della cinofilia inglese Claire Guest associò il racconto a una propria esperienza: il Border Collie di un amico aveva scovato un tumore in un neo che i dermatologi avevano considerato non canceroso; quando finalmente un medico acconsentì a dar retta al cane, scoprì che si trattava di melanoma maligno. La cagnolina Trudy aveva salvato la vita del suo amico. Church e la Guest radunarono una équipe di medici, addestratori di cani e scienziati e avviarono una ricerca sostenuta dal Buckinghamshire Hospitals Trust. I risultati furono pubblicati nel 2004 sul British Medical Journal, l’autorevole rivista medica inglese. Nell’articolo era spiegato, con grande chiarezza e forza di prove, che il cane, oltre ai tartufi, può scoprire ben altro grazie al suo naso. In particolare, lo studio presentava diverse testimonianze riguardo al rilevamento del tumore alla vescica da campioni di urina.
Lo studio di Church e del suo gruppo fu il primo a fornire le prove che questa incredibile opportunità è concreta.
Aperta la strada, oggi le conferme sono tante e autorevoli. I tumori sui quali i cani “biodetective” stanno lavorando con ottimi risultati sono quelli al colon-retto, alla vescica, al polmone e seno e alla prostata.
 
Addestrati con amore
Tutti i cani addestrati da MDD vivono in case-famiglia e vengono portati al lavoro ogni giorno nella sede di Horwood. È profonda convinzione di tutti gli educatori che l’operato dell’animale sia incentivato se questi vivono circondati dall’amore di una famiglia, per questo si cercano case-famiglia nella zona di Milton Keynes. Fino al 2012 l’associazione ha avviato diverse campagne di raccolta fondi tra cui “Sniff 5000”. Questa campagna, si propone di raccogliere 100 mila sterline per proseguire con la ricerca e finanziare l’attività di “addestramento”, così da poter salvare ogni giorno sempre più vite umane.
 
L’associazione Medical Detection Dogs Italia verrà presentata a Milano il prossimo 27 febbraio. All’incontro sarà presente anche la dottoressa Claire Guest che offrirà una dimostrazione pratica con l’aiuto di un cane.

Note:

Chi è Claire Guest
Esperta cinofila di prim’ordine, Claire Guest è antesignana del metodo gentile di educazione canina e di altri grandi progressi nel nostro rapporto con i cani, fra cui la fisioterapia in piscina e l’impiego dei cani per l’aiuto ai non udenti. Dopo aver già iniziato a collaborare con il dottor Church alla ricerca pilota sui tumori, nel 2005 Claire scoprì di avere un tumore al seno. Proprio grazie al Labrador di casa, Daisy, Claire si convinse a effettuare alcune analisi, poiché il cane continuava a darle colpetti con il naso sempre nello stesso punto, sul 38 Argos [marzo 2012] seno. Questo le salvò la vita. Dopo 17 anni dedicati ai cani di accompagnamento per le persone sorde, dal 2007 si dedicò interamente a Medical Detection Dogs di cui
è amministratore delegato. La sua principale attività è quella di formare i cani e sostenere la ricerca.
Dopo il successo dello studio iniziale sul cancro alla vescica, l’associazione sta lavorando ora al rilevamento del cancro alla prostata. Claire tiene conferenze e lezioni accademiche in tutto il mondo e, nel 2011, ha ottenuto il dottorato in Scienze grazie al suo eccezionale contributo allo sviluppo d’aiuto in caso di malattie gravi. L’associazione ha addestrato 19 cani da rilevamento del livello di zucchero nel sangue, animali il cui lavoro è decisamente importante per le persone affette da forme aggressive di diabete. Non solo, ma l’associazione ha formato il primo cane al mondo capace di aiutare le persone affette dal morbo di Addison (l’incapacità dell’organismo di produrre cortisolo), e un Cocker Spaniel di nome Theo che aiuta una giovane donna affetta da narcolessia.

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